THICH NHAT HANH, L’EREDITÀ DI UN GRANDE MAESTRO

“La via d’uscita è dentro. Tornare a sé stessi e prendersi cura di sé”

Thich Nhat Hanh è stato un monaco buddista, conosciuto in tutto il mondo per i suoi insegnamenti sulla consapevolezza. Oltre ad aver rappresentato un’importante guida spirituale, è ricordato anche come studioso, operatore per la pace, scrittore e poeta. È nato e cresciuto nel Vietnam centrale, dove ha affrontato gli orrori della guerra, e, in seguito, ha portato l’insegnamento del Buddha in Occidente.

Questo grande maestro ci ha lasciato un anno fa, ma la sua eredità è portata avanti dai suoi allievi e da tutti coloro che proseguono la sua opera.

”Sono convinto che non possiamo cambiare il mondo se non siamo in grado di cambiare il nostro modo di pensare, la nostra coscienza. Ecco perché il risveglio collettivo, il cambiamento collettivo nel nostro modo di pensare e di vedere le cose, è cruciale. E tutti noi possiamo contribuire a promuoverlo. Imparare a cambiare il nostro modo di vivere quotidiano, in modo che ci sia più consapevolezza, più pace e più amore è un fatto molto urgente e possiamo farlo a partire da ora, oggi”.

Thich Nhat Hanh nacque in Vietnam nel 1926, quando il paese, sotto la colonizzazione francese, era caratterizzato da instabilità politica e tumulti. A 16 anni divenne monaco novizio e iniziò l’addestramento zen nella meditazione, prendendosi contemporaneamente cura degli animali e lavorando nelle risaie. Imparò così il cinese e il francese e si dedicò allo studio degli antichi testi buddisti. Mentre il Vietnam venne occupato dal Giappone e subì una grande carestia, egli cercava una via per liberare il popolo dalla sofferenza.

“Il Buddismo era molto antico quando sono cresciuto, tuttavia credevo che se fossimo riusciti a rinnovarlo, avremmo potuto aiutare molte persone. Questo perché avevo imparato che nella storia ci sono stati periodi in cui il Buddismo era stato in grado di ripristinare la pace. Sono convinto che se ha potuto farlo in passato, può riuscirci anche nel momento presente, se sappiamo come rinnovarlo, per renderlo di nuovo una tradizione vivente”.

Meditazione in azione

Da monaco prese il nome Nhat Hanh che significa Uno e azione, Uno perché desiderava trasmettere una visione unitaria del Buddismo, superando la divisione in diverse correnti, e azione per la convinzione che il pensiero buddista sia utile e rilevante nel momento in cui è pratico, ha una ricaduta sociale. Era infatti convinto che i monaci non dovessero contribuire alla società solo con le preghiere e i canti, ma attraverso una trasformazione politica e culturale per il mantenimento della pace. Sviluppò così il concetto di Buddismo impegnato:

“Immagina che tu stia meditando nella sala di meditazione e senti cadere le bombe tutto intorno. La sala dove ti trovi non è ancora stata colpita da una bomba e ti senti al sicuro. Ma poiché stai meditando sei consapevole che le bombe stanno cadendo e stanno distruggendo le case e le persone intorno e realizzi che non puoi semplicemente continuare a stare lì seduto, quindi esci dalla sala di meditazione per aiutare le persone. Questa è la meditazione in azione”.

Respirazione consapevole e meditazione camminata

In questo periodo scoprì in un antico testo la pratica della respirazione consapevole e trovò la chiave per superare la sofferenza. Ampliò la pratica sviluppando la meditazione camminata, ossia un nuovo modo di camminare in meditazione, combinando la consapevolezza del respiro con ogni passo. Questi metodi pratici per gestire i sentimenti dolorosi sono stati oggetto dei suoi insegnamenti e oggi sono messi in pratica da persone in tutto il mondo. Durante la guerra trovò rifugio sulle montagne con un gruppo di amici e realizzò che solo creando una comunità vicino alla natura, potevano resistere alla rabbia e alla disperazione e portare avanti i loro sforzi per rinnovare il Buddismo.

 Il suo messaggio è stato quindi non solo teorico ma fortemente applicativo, rivolto direttamente alla società e ai suoi membri. Negli anni ’60 Thich Nhat Hanh si recò negli Stati Uniti per studiare e insegnare nelle università, e qui la sua meditazione si approfondì e poté conoscere la libertà dall’odio, la paura e il dolore, sperimentando la pace nel momento presente. Parlò di queste esperienze come “i primi fiori del risveglio”.

Quando il regime del Vietnam del Sud fu rovesciato, Thay, come lo chiamavano i suoi allievi, fu richiamato in patria per guidare il movimento di pace buddista. Divenne un importante leader di questa forza non violenta, che non si schierò con nessuna delle due fazioni, ma fondò una casa editrice e un giornale che riportava informazioni sulle proteste e pubblicava poesie di pace. Fondò inoltre la Scuola della Gioventù per i Servizi Sociali, un corpo di pace non schierato che addestrava migliaia di giovani a recarsi nelle campagne devastate dalla guerra per ricostruire villaggi in rovina. Seguirono un programma di sviluppo rurale, crearono scuole nei villaggi e lavorarono con orfani e vittime di guerra. La sua stessa esperienza di vita è quindi un esempio di come coniugare lo sviluppo interiore e il cammino spirituale con l’azione rivolta a contribuire al benessere sociale.

L’Interessere

Nel 1966 creò un nuovo ordine buddista, che oggi conta 3000 membri in tutto il mondo, l’Ordine dell’Interessere.

“Se sei un poeta, vedrai chiaramente che c’è una nuvola che galleggia in questo foglio di carta. Senza nuvola, non ci sarebbe la pioggia, senza pioggia gli alberi non potrebbero crescere, e senza alberi noi non potremmo fare la carta. La nuvola è essenziale per l’esistenza della carta”.

La nostra percezione della realtà ci porta a vedere le cose in modo parziale e frammentato, mentre quotidianamente possiamo sperimentare che tutto ciò che siamo deriva dalla costante interazione di elementi diversi. Ciò è valido sia sul piano fisico che psichico, anche il nostro mondo interiore, infatti, è composto da differenti parti in relazione tra loro. Mentre la nostra coscienza razionale tende a separare, dividere in categorie e selezionare, nell’inconscio tutto è unito, connesso e contemporaneamente presente. Esiste quindi in noi la possibilità di riconoscere questa interconnessione, di cogliere i legami invisibili di cui siamo parte e di tenere insieme punti di vista opposti.

La Mindfulness

Egli descrisse l’Interessere come un movimento di resistenza spirituale basato sugli insegnamenti del Buddha e scrisse un manuale di meditazione per i suoi allievi, “Il miracolo della consapevolezza” (The miracle of Mindfulness), che divenne il primo libro a diffondere in Occidente la pratica della consapevolezza, tradotto in più di 30 lingue. Qui elencò 14 principi della Mindfulness.

Il primo addestramento alla consapevolezza (mindfulness training) è la pratica del non attaccamento alle opinioni, la libertà da tutte le ideologie, e rappresenta quindi una risposta diretta alla guerra:

“consapevoli della sofferenza creata dal fanatismo e dall’intolleranza, siamo determinati a non idolatrare e a non ritenere vincolante nessuna teoria o ideologia, neppure quelle buddiste. Questo è il ruggito del leone”.

Quando tornò negli Stati Uniti per diffondere il suo messaggio di pace, gli fu impedito di tornare in Vietnam e il suo esilio durò 39 anni.

Il Plum Village in Francia

Nel 1982 Thich Nhat Hanh e altri monaci iniziarono a cercare un posto dove poter aiutare i rifugiati e trovarono un terreno nel sud della Francia che chiamarono Plum Village, riconvertendo le coltivazioni di viti a susine, piantando più di mille alberi di pruni. Divenne un luogo aperto a tutti per approfondire la pratica della meditazione.

“Cammina e fallo come se fossi la persona più felice del mondo, e se sarai in grado di farlo riuscirai nella meditazione camminata. Non ci poniamo un obiettivo o una destinazione particolare, non dobbiamo avere fretta perché non c’è nulla da raggiungere. Camminare non è un mezzo, ma un fine”.

Fondò un nuovo ordine monastico che divenne la più grande comunità buddista in Occidente e una pietra miliare per il movimento della Mindfulness che si diffuse poi in tutto il mondo, attraverso la creazione di nuovi monasteri dove coltivare la pace. Thay comprese il potenziale della pratica della meditazione collettiva per aiutare a trasformare l’alienazione e la solitudine del mondo moderno e continuò a offrire ritiri di meditazione ovunque nel mondo, dove è possibile sperimentare che imparando ad ascoltare la nostra stessa sofferenza e la sofferenza degli altri, soffriamo meno.

Dopo 39 anni di esilio ricevette il permesso di tornare in Vietnam, dove fondò un monastero che però venne chiuso dal governo dopo quattro anni. I monaci si rifugiarono in Thailandia, mentre Thay continuò a viaggiare per il mondo e il suo modello di insegnamento della meditazione è ora praticato ovunque. I Cinque addestramenti alla consapevolezza sono stati scelti dalle Nazioni Unite come modello per ispirare l’umanità in un percorso etico non settario.

“La via d’uscita è dentro, tornare a sé stessi e prendersi cura di sé. Imparando a generare un sentimento di gioia, imparando a generare un sentimento di felicità, imparando a gestire un sentimento doloroso, un’emozione dolorosa, ascoltando la sofferenza, permette alla comprensione e alla compassione di sorgere e soffriamo meno”.

Applicazioni in psicoterapia

Dagli insegnamenti di profonda saggezza che Thich Nhat Hanh ci ha lasciato e dalle tradizioni millenarie del Buddismo, derivano molti strumenti che ritroviamo nelle moderne psicoterapie, dalla Terapia Dialettico Comportamentale (DBT) ideata da Marsha Linehan per il trattamento del disturbo borderline di personalità, al protocollo di Mindfulness per i disturbi depressivi di Daniel Siegel, alla Compassion-Focused Therapy creata da Paul Gilbert.

  • Il concetto di impermanenza, per cui tutto è impermanente in quanto in continua trasformazione, permette di modificare la nostra modalità di stare in relazione con la sofferenza.
  • Le pratiche di consapevolezza, come la meditazione Mindfulness, aiutano ad uscire dall’illusione che la nostra percezione sia corretta per osservare la nostra esperienza in modo decentrato. Ciò consente di prendere le distanze e non immedesimarci nei pensieri autocritici e catastrofici che ci accompagnano.
  • La compassione: compassione significa riconoscere la propria e altrui sofferenza e avere l’intenzione di fare qualcosa per alleviarla. Ciò è possibile partendo dal principio di accettazione, secondo cui tutti condividiamo questo destino, la vita include anche la sofferenza. Un atteggiamento più compassionevole nei confronti di noi stessi e degli altri può rappresentare un’esperienza trasformativa, permette di non essere giudicanti e accettare i limiti, di comprendere che non siamo perfetti ma siamo tutti in cammino.

Infine, risulta fondamentale e molto attuale il suo contributo per un’azione impegnata anche rispetto al problema del cambiamento climatico e alla salvaguardia dell’ambiente:

“Quando ti svegli e vedi che la Terra non è solo l’ambiente, la Terra è in te e tu sei la Terra, allora tocchi la natura dell’interessere. In quel momento puoi avere una vera comunicazione con la Terra. Sappiamo che molte civiltà del passato sono svanite e anche questa nostra civiltà può svanire. Abbiamo bisogno di un vero risveglio, una vera illuminazione. Dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare e di vedere le cose e questo è possibile. Il nostro secolo dovrebbe essere un secolo di spiritualità. Se sopravvivremo o no dipende da questo”.

Il concetto centrale è che alla base della crisi che sta vivendo il nostro pianeta ci sia una profonda crisi umana, e che quindi sia necessario un lavoro interiore e al contempo esteriore, occupandosi da un lato di prendersi cura di sé e sviluppare la propria interiorità, e dall’altro ciò va di pari passo con una trasformazione esteriore e l’invito a creare “comunità di resilienza”, in cui promuovere consapevolezza, riduzione della sofferenza, protezione della Terra e una maggiore salute fisica e mentale.

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